Sono trascorsi quarant’anni dal giorno in cui Ezio Gamba conquistò la medaglia d’oro ai Giochi olimpici a Mosca. È stato un successo quello, che ha scritto una

pagina fondamentale nella storia del judo italiano. E non solo perchè è stato il primo oro olimpico. Ma proprio per il contesto e le vicissitudini che hanno valorizzato una gara di judo, benchè olimpica, fino a renderla un’impresa epica. Il boicottaggio, quale azione concreta contro l’invasione russa in Afganistan. La libera scelta delle nazioni, che l’Italia interpretò con una via di mezzo fra il ‘sì però’ ed il ‘no ma’, ponendo il veto agli atleti dei gruppi sportivi militari. Praticamente l’intera squadra azzurra del tempo, davvero favolosa, ma interamente ed ovviamente ‘arruolata’. Ezio Gamba si mosse rapido e determinato, geniale, come sul tatami. Chiese ed ottenne il proscioglimento dal Centro Sportivo Carabinieri, che si privò così del suo gioiello più prezioso pur di sostenerne i sogni. Detta così, sembra poesia. Ma tutto filò liscio per davvero. Un solo ‘fastidio’, se proprio si vorrebbe cercare il pelo nell’uovo, né bandiera né inno. E così sia, ma intanto saliamo sul tatami e poi si vedrà. Dev’essere stato il pensiero di Ezio. Finalmente arrivò il giorno del destino: il 30 luglio 1980, mercoledì. Il sistema delle teste di serie, non appartiene ancora al mondo del judo. I nomi (in realtà i numeri corrispondenti) degli atleti vengono messi in una cesta, estratti e collocati nel tabellone di gara. È puro caso dunque, che Ezio Gamba e Neil Adams, due campioni già affermati nonostante debbano ancora compiere entrambi 22 anni, si trovino in due gironi diversi. Ezio appare subito inarrestabile, ippon al kwaitiano Al-Farhan, ippon al temibile francese Christian Dyot, ippon al nordcoreano Kim Byong Gun ed ancora ippon al forzutissimo mongolo Ravdan Davaadalai. Seoi nage e yoko tomoe, per chiudere poi in juji gatame, così fino la finale. Dov’è arrivato ovviamente proprio Neil Adams, l’inglese, che a sua volta ha eliminato l’australiano Picken, il camerunense Nkamdem, il polacco Alksnin e quindi il tedesco est Karl-Heinz Lehmann. La finale? Uno spettacolo. Ezio vinse all’hantei, tre bandierine bianche, dopo aver frastornato il grande Neil, che riuscì una volta soltanto ad ‘sparare’ uno dei suoi micidiali tai otoshi. Che andò fuori misura. A quel punto, la bandiera e l’inno del Cio, furono le cose più belle che si potessero vedere ed ascoltare. Meravigliosi. Sì, fu davvero un bel mercoledì, quel 30 luglio del 1980. A Mosca.

 

 
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