Roma 30 luglio 2020 Pubblichiamo oggi un nuovo avvincente racconto storico narrato dall’arch. Livio Toschi, nella sua veste di storico

della FIJLKAM. Buona lettura!

 

La corsa degli opliti

Se dal 680 a.C. la corsa di quadrighe costituì la gara di apertura dei Giochi, la gara di chiusura, introdotta nel 520 a.C., fu la corsa in armi (oplites dromos), che si disputava sulla distanza di due stadi a Olimpia, di 4 stadi a Nemea e addirittura di 15 a Platea. 
Gli atleti erano nudi, ma indossavano scudo, elmo e schinieri (più tardi vennero eliminati gli schinieri). All’inizio le armi erano quelle personali, poi – secondo Pausania – nel tempio di Zeus si custodirono 25 scudi di bronzo da distribuire agli oplitodromi prima della gara. 
Ricordo che gli opliti (fanteria pesante) prendevano il nome dall’oplon, uno scudo rotondo e cavo realizzato in legno di noce, rivestito esternamente da una lamina di bronzo e internamente di cuoio. Utilizzato a partire dall’VIII-VII secolo a.C., misurava 90-100 centimetri di diametro e pesava fino a 10 chili. La superficie esterna dell’oplon veniva spesso decorata da un simbolo (episema): sugli scudi ateniesi, per esempio, era raffigurata una civetta, sacra alla dea protettrice della città attica.

L’origine della gara risalirebbe alla guerra implacabile tra gli Elei e gli abitanti di Dyme, che non si arrestò neppure per la tregua sacra (ekecheiria). La vittoria arrise infine agli Elei proprio durante i Giochi (ma non sappiamo in quale anno) e un oplita corse dal campo di battaglia fino allo stadio di Olimpia per annunciare la vittoria. In seguito la corsa in armi fu inclusa nel programma dei Giochi, anche per attestare l’importanza crescente della fanteria oplitica rispetto alla cavalleria, costituita da aristocratici.

Trattandosi dell’ultima gara delle Olimpiadi (dal 520 a.C.), secondo alcuni autori – tra cui Filostrato – voleva ricordare la prossima fine della ekekeiria e la conseguente probabile ripresa dei conflitti tra le bellicose poleis greche. Conflitti che gli atleti rappresentavano e allo stesso tempo esorcizzavano nella gara con l’uso di scudo, elmo e schinieri.
Il primo vincitore dell’oplitodromia fu Damareto di Erea, che si affermò nuovamente nel 516 a.C., meritando la statua a lui eretta in Olimpia. Gli atleti più coronati furono Leonida di Rodi con 4 successi (164, 160, 156 e 152 a.C.) ed Ermogene di Xanto, soprannominato “Cavallo”, con 3 successi (81, 85 e 89 d.C.). Ricordo che il vincitore dello stadion, del diaulos e dell’oplitodromia riceveva l’onorifico epiteto di triastes. Il primo fu Fana di Pellene nel 512 a.C.
Anche nelle moderne Olimpiadi, a partire dai Giochi del 1896, è una corsa a chiudere le gare: la maratona, ideata dal filologo francese Michel Bréal.

 
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